Testa laser durante il riporto di cromo-vanadio su una flangia metallica

Non tutti i componenti usurati sono sottoposti allo stesso tipo di sollecitazione. In questo intervento, la superficie interna di una flangia era esposta a un'usura combinata: abrasione da materiale in transito, ma anche urti ricorrenti dovuti al carico intermittente del processo. Una condizione che rende il cromo-vanadio la scelta più indicata, rispetto a un riporto più duro ma più fragile come il tungsteno.

Un materiale d'apporto più tenace

Il cromo-vanadio offre una combinazione di durezza e tenacità che lo rende adatto proprio ai casi in cui il componente deve resistere sia all'abrasione sia a sollecitazioni di tipo dinamico. A parità di durezza superficiale, un riporto in vanadio tende a incrinarsi meno sotto impatto rispetto al tungsteno, che invece privilegia la resistenza all'abrasione pura a discapito di una certa fragilità.

Applicazione del riporto

Anche in questo caso il processo segue lo schema tipico del laser cladding: pulizia della superficie, deposizione del materiale tramite fusione laser a temperatura controllata, e verifica dimensionale finale. La particolarità di questo intervento riguarda la sequenza delle passate, organizzata per sovrapporre leggermente ogni cordone al precedente, in modo da ottenere uno strato continuo senza discontinuità che potrebbero innescare cricche sotto carico ciclico.

Perché scegliere il materiale giusto

Un errore comune, quando si valuta un riporto laser, è considerare solo la durezza del materiale d'apporto. In realtà la scelta corretta dipende dal tipo di usura prevalente: abrasiva, da impatto, o — come in questo caso — combinata. NioStele valuta questo aspetto già in fase di analisi del componente, per proporre la soluzione più adatta al caso specifico e non semplicemente la più dura sulla carta.

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